-Paura e delirio a “Las Eiger”-

Racconto e scheda tecnica della via Heckmair-Harrer-Vorg-Kasparek 38′ alla parete nord dell’Eiger.

Aggiungere qualche riga all’incredibile libro di storie scritte su questa scalata non è cosa facile, ma neppure difficile, dopotutto sono tutte vicende diverse: grandi avventure, terribili tragedie, performance sportive, set cinematografici. Poche montagne devono aver percepito tante emozioni indelebili come la parete nord dell’Eiger.

Al ritorno dalla “nostra” interpretazione della classica alla nord ho deciso di scrivere questo breve racconto per ricordarmi com’è andata tra qualche anno e soprattutto per condividere e invogliare gli indecisi a cimentarsi con una via da sogno. Non mi capita spesso di rimanere colpito da una scalata, ma in questo caso devo proprio ammettere che la nord dell’Eiger merita tutta la sua fama.

 

Personalmente sono scettico nei confronti dei “dogmi” dell’alpinismo: “un alpinista deve fare le tre nord delle Alpi”, un po’ come chi dice che “in montagna si va con gli scarponi”, sono concetti desueti e inutilmente elitari, si pensi che Marco Pedrini ha fatto il Cerro Torre con appresso solo le scarpette da arrampicata! Come sempre, sto andando fuori tema. Tornando a noi, qualche hanno fa ho salito la nord del Cervino in solitaria, ne ero rimasto un po’ deluso e pensando all’Eiger temevo che anche li le mie aspettative potessero essere mal riposte.

Con questa perplessità unita all’idea che dopotutto vie di questo stampo vadano ripercorse una volta nella vita, ho deciso di andare a metterci il naso con due compagni d’eccezzione: Jacopo Pellizzari, grande amico, forte alpinista e collega di lavoro, e Nicola Castagna, un altro amico che a 21 anni ha già grandi esperienze da parte.

REPORT DELLA SALITA

Consci del fatto che le condizioni non sono ideali visto l’inverno secco, abbiamo comunque deciso di mettere le mani sull’Orco. Le Guide di Grindelwald ci hanno detto che da qualche tempo nessuno ha salito la via ma mercoledì sarebbe partita una cordata prevedendo un bivacco. Decidiamo di fare lo stesso partendo il giorno seguente.

Iniziamo il viaggio dalle valli Giudicarie giovedì 30 marzo 2017 alle due di notte, alle otto siamo a Grindelwald, prendiamo il trenino e alle 10 iniziamo a scalare. Superando una cordata scaliamo slegati e di conserva fino allo Stollenloch, la galleria sul trenino dello Jungfrau. La cordata appena superata decide di rinunciare sfruttando la galleria come sicura via di fuga. Qui iniziano le difficoltà: superiamo la fessura difficile (che se non fosse ben chiodata sarebbe molto difficile!) e ci accorgiamo definitivamente che le condizioni non sono buone, neve polverosa e zero ghiaccio, una situazione secca che rende la progressione più lenta di quanto pensassimo.

-Traversata verso la “fessura difficile”-

 

-La fessura difficile-

 

La traversata Hinterstoisser imbrigliata di corde fisse ne annulla completamente le difficoltà ma con un po’ di immaginazione si può capire che fegato e occhio devono aver avuto i tedeschi Andreas e Toni che la superarono nel 36′, tentativo che si concluse nella celebre tragedia (vedi film “north face”).

-La traversata Hinterstoisser ai piedi della Rote Fluh-

Girato l’angolo ovvero il nido di rondine (un microterrazzino che in alcune relazioni viene proposto come posto di bivacco) il primo nevaio porta a una serie di tiri molto impegnativi per arrivare al secondo nevaio. Il canalino ghiacciato questa volta non esiste, ossia è completamente secco, un muro ripido con un paio di chiodi permette di passare più a sinistra e accedere ad atri due difficili tiri su placche lisce, un’arrampicata sulle uova dove bisogna saper usare bene i ramponi.

-L’ultimo tiro prima del secondo nevaio-

Frattanto il tempo passa e arriviamo in cima al secondo nevaio con le ultime luci. Decidiamo di non continuare fino al bivacco della morte ma di fermarci qui. Rinforziamo una sosta e scaviamo tre terrazzini accettabili nella neve purtroppo poco consistente e passiamo una nottata tutto sommato abbastanza comoda

-Buonanotte fiorellino: bivacco al secondo nevaio-

 

Venerdì con le prime luci ci aspetta il difficile tiro del ferro da stiro che porta al bivacco della morte, l’unico posto decente per dormire su tutta la parete. Terzo nevaio e inizia la rampa: sono lunghezze molto belle peccato che a metà incontriamo l’unica cordata della parete, due austriaci che hanno passato la notte al bivacco della morte, sono lenti ma non ci lasciano passare e non c’è verso di superare.

-Buongiorno! Si riaprono le danze con una bella alba-

Il tiro della cascata merita una nota: è strapiombante e difficile pure oggi, facciamo artificiale spudorato agganciando i chiodi con le piccozze. Penso all’impegno di aprire un tiro del genere piantando i chiodi in un camino di 6a, sotto una cascata di acqua gelata: la forza della disperazione deve essere stata la carta vincente dei primi salitori.

-Jacopo sul tiro della cascata-

Ed eccoci sotto alla fessura friabile che friabile non è, si tratta di un tiro verticale ma ben protetto e divertente. All’inizio della traversata degli Dei c’è un piccolo nevaio dove si potrebbe bivaccare.

-La fessura, sana e “graffiata”-

La traversata è delicata, una spolveratina di neve inconsistente copre placche spioventi, con un po’ di occhio si riesce a integrare la scarsa chiodatura a beneficio dei secondi di cordata ma non è il caso di essere deboli di stomaco: l’esposizione è alta. Gli austriaci ci hanno fatto perdere almeno tre ore in attese quindi, nei pressi del ragno -il ghiacciaio sospeso di ghiaccio nero- li superiamo che piaccia loro o meno.

Ed eccoci infilare le fessure terminali, abbiamo solo un paio d’ore di luce e mancano ancora una decina di tiri alla fine, siamo un pò stanchi, ma lucidi e inseriamo una marcia.

-Le fessure terminali: arrampicata su roccia con tratti sostenuti-

Sono lunghezze belle con tratti difficili, bisogna fare estrema attenzione a traversare a sinistra sulla corda fissa in direzione del bivacco Corti, ma giunti alla sosta alla fine della fissa non seguire lo spit che porta al bivacco Corti ma proseguire per un camino nero, che abbiamo trovato completamente secco e poco proteggibile (uno dei tiri chiave).

Nel frattempo, dal primo tiro delle fessure terminali, i nostri amici austriaci completamente spolpati ci hanno chiesto di tirare su la loro corda e fissarla a ogni sosta. Che fare? Ci sentiamo responsabili e non vogliamo lasciarli al loro destino quindi sono altri minuti preziosi (tanti) persi mentre risalgono a qualche maniera la corda che gli fissiamo ad ogni tiro. Il buio cala a circa 200 metri dalla cresta Mittelegi, frontalini sul casco e avanti: le ultime lunghezze sono da brivido, potrebbero essere banalissimi pendii a 60 gradi invece spruzzate di ghiaccio sottilissimo e roccia friabile ci fanno veramente sudare freddo negli ultimi due tiri “belay to belay” praticamente senza protezioni.

Consigliando loro 10 minuti di pausa per capire in che emisfero si trovano, congediamo dagli austriaci che ci ringraziano promettendo fiumi di birra e proseguiamo fino in cresta: abbastanza affilata e punteggiata di cornici. Tira un vento bello forte, la stanchezza non ci impedisce di pensare che sarebbe un tratto estremamente panoramico alla luce del giorno.

Siamo in vetta all’ una di notte. Un pensiero va alle nostre morose che saranno sicuramente preoccupate, gli mandiamo un messaggio insufficiente a rasserenarle e ci domandiamo per quanto ci faranno digiunare le loro grazie per ripicca. E’ stata una giornata lunga e iniziare subito la discesa non ci sembra un’ottima idea. Decidiamo di riposarci e aspettare l’alba quindi, terrazzino nella neve e bivacco in cima ai quasi 4000m dell’Eiger, qualcosa da ricordare!

Alle cinque di mattina mettiamo il naso fuori dal sacco a pelo e lo troviamo imbiancato da qualche centimetro di neve fresca, alè questa non ce l’aspettavamo, la perturbazione è arrivata in anticipo.

Non senza qualche pensiero iniziamo la discesa nella bufera con una visibilità minima e tracce frammentate, cerchiamo di seguire le rocce grattate dai ramponi fino a una zona di pendii piuttosto ripidi ma facili. Da qui è fatta: non vediamo un tubo ma con calma la pendenza digrada e ci ritroviamo alla stazione Eigergletscher dopo tre ore dalla cima.

-Uscendo dalla perturbazione, sulla strada di casa!-

Finalmente si può calare l’attenzione, ora il rischio più grosso è perdere il treno!

Una grande via, bellissima, logica e infinita, ci ha impegnati più di quanto pensassimo ma ne siamo felici! Quando a giochi conclusi si pensa già a rimetterci mano, vuol dire che ne vale proprio la pena…

-Jacopo, Franz e Nicola: stanchi e soddisfatti, pronti a demolirsi definitivamente con 6 ore di auto!-

SCHEDA TECNICA

Lunghezza: 1800m di dislivello, circa 2500m di sviluppo.

Difficoltà: estremamente variabile secondo la quantità e qualità di ghiaccio e neve presente. Nella migliore delle ipotesi V e A0 su roccia, 4 su neve/ghiaccio. E’ consigliabile la padronanza di un grado indicativo minimo M5 e WI5.

Nelle condizioni da noi incontrate, numerosi passaggi di M6, obbligatori.

Materiale: una serie di friends dallo #0.3 al #2, un paio di micro, 4 viti da ghiaccio, 12 rinvii, fettucce e cordini, 4 chiodi (lama e universali) di emergenza.

-parte del nostro equipaggiamento-

Accesso: Raggiunta Grindelwald prendere il trenino che sale allo Jungfraujoch fino alla stazione Eigergletscher, posteggio auto a pagamento nei pressi della stazione di partenza.

Per un eventuale punto di appoggio alla stazione Eigergletscher vi è una Guesthouse (Tel. 0041338287888).

Avvicinamento: dall’arrivo della seggiovia posta a monte della ferrovia traversare in piano in direzione della parete. Scavalcare il dosso al meglio (restando alti) e continuare a traversare fino alla base della via, prendere a riferimento il Primo pilastro che deve restare a sinistra dell’attacco.

Discesa: (sx e dx orografica) Esposta nel tratto iniziale, tratti di arrampicata (fino al III) su placche appoggiate o calata su breve doppia (ancoraggio resinato difficile da vedere). Dalla cima restare contro il filo di cresta NO per circa 150m di dislivello, poi raggiungere il canale principale deviando a sinistra e scendere in direzione di un seracco. Costeggiarlo a destra e scendere i pendii più morbidi puntando alla stazione del treno Eigergletscher. (2-3 ore).

Materiale in loco: La chiodatura è abbondante anche se non tutti i chiodi sono affidabili (attenzione agli azzeramenti forsennati per il primo di cordata), quasi tutte le soste sono attrezzate ma spesso vanno rinforzate, in loco parecchi fix nelle soste critiche. Al momento della salita presenti corde fisse sulla traversata Hinterstoisser, per un tratto di 10 mt sulla traversata degli Dei e per atri 10 mt su un traverso delle fessure terminali.

Punti critici: La via è logica anche se ci sono dei tratti dove ci si può confondere. Per arrivare alla fessura difficile si fanno dei traversi complessi difficilmente individuabili al buio, soprattutto senza traccia, in cima al ragno entrare nei camini tutti a destra, dopo 4 tiri nelle fessure terminali prestare attenzione ad un netto traverso a sx (visibili spezzoni di corda) segue una corda fissa, da li seguire diritti per un camino nero.
Logistica, qualche consiglio personale

Nella storia moltissime cordate hanno ripetuto la parete nord in giornata, tanto di cappello però non fatevi trarre in inganno dai record: per fare la via in giornata con margine di sicurezza bisogna avere un allenamento e intesa ottimali, uniti soprattutto a condizioni della parete e traccia perfetti. Se si è in dubbio personalmente consiglio di andarci cauti e impostare la salita in due giorni.

Dopotutto si tratta di una via così bella che vale la pena prendersela con calma, inoltre assicurarsi a dovere, in particolare sui traversi richiede tempo. In ultima battuta, se succede qualcosa scendere è di certo fattibile ma tutt’altro che facile, quindi è meglio adottare una strategia conservativa dove si sale magari un po’ più piano, però in maniera sicura e regolare. Inutile dire che la meteo deve essere perfetta. Unici posti comodi sono il bivacco della morte e un nevaietto sopra la fessura friabile, è comunque possibile fermarsi altrove.

Una formula valida potrebbe essere passare la notte all’Eigergletscher iniziando la via all’alba, bivaccare al bivacco della morte per uscire e scendere il secondo giorno.

E’ importante portare il minimo indispensabile nello zaino: noi avevamo un sacco a pelo a testa di piuma del peso di 800gr., materassino arrotolabile, MSR. Un chilo e mezzo a testa di materiale da bivacco.

Condizioni della via, quando andare?

Questo genere di vie si sa, cambiano in continuazione: in passato venivano salite in estate prediligendo la scalata su roccia, con elevati rischi oggettivi di caduta di rocce. Ora si scala con ramponi sempre ai piedi in condizioni più o meno invernali. E’ incredibile come una via del genere possa mutare di difficoltà se si trova con molto ghiaccio e neve “polistirolo” oppure in condizioni secche e neve polverosa. Un altro fattore determinante è la traccia o meno, a livello di fatica fisica nel doverla fare ma ancor più nel non dover pensare a dove andare e al relax psicologico nel sapere che qualcuno è già passato ed è sufficiente ripercorrerne le orme per uscire dal tunnel. Quando si deve decidere per un periodo o per l’altro però è importante ricordare una cosa: la presenza di molte cordate in parete è sinonimo di buone condizioni e si traduce in relax psicologico (fenomeno del gregge) parallelamente a parer mio le altre cordate  sono il maggior rischio oggettivo di questa via.

 

 

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