Due vie sull’ Aguja Guillamet.

Dopo solo un giorno dall’arrivo di Jordi a El Chaltèn è in arrivo una piccola finestra di bel tempo, sembra che lunedì ci sia alta pressione e poco vento e anche mercoledì non sembra male.

Io sono a El Chalten da una settimana con Marcello, Max e Marco: l’idea di provare il Fitz non decolla per la meteo orribile e riusciamo solo a sgranchirci le gambe sul Cerro Electrico.

Siamo io, Jordi e Marco (marchigno), un amico Brasiliano che ci accompagna come portatore.

Marcello, Max e Marco che sarebbero intenzionati al Fitz Roy decidono di unirsi a noi con destinazione Piedra Negra, in quella zona c’è la possibilità di scalare delle vie più brevi adatte alla meteo incerta.

Domenica saliamo con calma: pausa al refugio Piedra del Fraile e risalita dei 1000m di dislivello che portano al campo di Piedra Negra, dove ancoriamo per bene le tende, abbiamo cibo per 5 giorni.

Lunedì sveglia alle 4: fa freddo, vento forte e le fessure sono visivamente intasate dal ghiaccio. Abbandonata l’idea di scalare su roccia cambiamo leggermente il materiale e saliamo al passo Guillamet, sono 600m di dislivello per un infame pietraia. Marcello, Max e Marco ci precedono di poco con l’idea di salire la Guillamet e proseguire in cresta fino a connettersi alla via argentina alla Marmoz, proseguire per questa alla cima e scendere dal pilar Rojo. Io e Jordi superata la terminale seguiamo il canale ghiacciato della Amy fino alla forcella di cresta: qui il vento da O è veramente forte come anche il freddo e decidiamo di scendere. Gli altri riescono ad arrivare in cima alla Guillo ma la traversata non comincia neanche e scendono anche loro. Martedì piove e tira vento tutto il giorno, ce ne restiamo in tenda a riposare e sparare cazzate in compagnia, sperando nel giorno successivo. Siamo gli unici rimasti al campo e (scopriremo poi) anche giovedì non ci sarà nessuno in zona, per la difficoltà nell’accesso con il brutto di martedì e per la meteo incerta. Gli altri partono prima dell’alba per provare la Argentina alla Mermoz, noi poco dopo. Il cielo è coperto e piovigina, per portare a casa qualcosa da una giornata che non sembra un granchè iniziamo a scalare la Giordani, una cresta che si connette alla Fonrouge e volendo può essere presa come singola salita. Stufo di stare in tenda ad aspettarci viene con noi anche Marco e sarà di grande aiuto e compagnia. La roccia è bagnata ma ci sono dei tiri molto belli ed estetici, sul 4 grado o poco più, man mano che saliamo esce il sole e una giornata stupenda senza una bava di vento, chi è stato qui qualche volta può confermare che si tratta di una rarità. Arriviamo alla forcella dove inizia la Fonrouge alle 11 passate, è tardi ma il tempo è così bello che decidiamo di continuare e un tiro dopo l’altro cercando di spingere per quanto possibile sull’acceleratore alle 6 di sera siamo in cima. Scendiamo abbastanza velocemente dalla Amy e alle 10, con le ultime luci siamo di nuovo alla tenda, una giornata campale, di quelle che non si scordano facilmente. Per me è la quarta volta su questa cima ma è sempre bellissimo. Abbiamo ancora qualche giorno e vedremo cosa ci riserverà la meteo, siamo comunque già più che contenti. Marcello e gli altri hanno salito la variante Hypermarmoz fino a connettersi alla Argentina e hanno proseguito fino a 4 o 5 tiri dalla cima, poi hanno deciso di scendere, farsi prendere dal buio su queste pareti non è mai una cosa consigliabile, sono contenti, come noi. E’ stato bello passare queste giornate in montagna con Marcello e i nostri clienti/amici: ho iniziato a fare la guida su queste montagne come suo “allievo” e ritrovarci qui assieme anno dopo anno a provare ad accompagnare degli alpinisti in zone diciamo scabrose è sempre un divertimento.

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