REPORT Patagonia 2019/2020

Eccoci qui, a tirare le somme dalla stagione di attività in Patagonia per quest’anno.

Per non stare troppo lontano dalla mia piccola Greta e da Chiara ho limitato le giornate di disponibilità a 22 delle quali 4 se ne vanno di viaggio e 18 di permanenza a El Chaltèn. Devo dire che non mi è mai successo di passare così tanti giorni in montagna e pochi in paese. 11 giorni per monti per un totale di 5 cime (nessun tentativo!) e 7 di riposo/attesa trascorse a El Chalten.

Verso la cima dell’Electrico.

Non posso che essere contento della media. Va detto che il tempo è stato quasi sempre brutto, a parte due belle giornate stabili il 31 e l’1 ci sono state solo delle brevi schiarite di mezza giornata, con molta neve in montagna per la stagione inoltrata.

Il mio periodo è iniziato con Stefano e Alessio; due istruttori del CAI di Trieste. Il programma come sempre è variabile e si deve adattare alla meteo e alle condizioni della montagna. Tra i possibili obbiettivi in ordine di impegno: traversata laguna Torre, Niponino, colle Standhard, circolo de Los Altares, passo del Viento. Vuelta al Fitz Roy, una cima di alpinismo classico come il Cerro Electrico e la Vuelta del Milanesio (che si riesce a fare anche con meteo avverso). Per un caso del destino in questi giorni a El Chalten si trova in vacanza Andrea, un simpatico Abruzzese trapiantato a Roma, la scorsa estate assieme abbiamo salito la cresta del Leone al Cervino. Con il benestare di Alessio e Stefano anche lui si aggiungerà alla nostra microspedizione.

Come spesso succede ci troviamo a El Chalten e la meteo è brutta, complice anche un mal di pancia contratto da Alessio e Stefano decidiamo di far passare un paio di giorni e il 30 (agli sgoccioli delle mie giornate disponibili con loro) saliamo ad accamparci ai piedi del Cerro Electrico. Il luogo ha dei colori stupendi, tra le rocce rosse lisciate dei ghiacci e il bianco accecante del ghiacciaio che con la sua calotta “difende” la cima. L’ultimo giorno dell’anno ci regala una giornata stupenda con poco vento e cielo limpido, un panorama mozzafiato dalla cima, che spazia dalla Gorra Blanca, passo Marconi, Piergiorgio e gruppo del Fitz Roy.

Verso l’attacco del colouir Amy, siamo la prima cordata del 2020!

In Patagonia si sa, le finestre di bel tempo sono fugaci quindi non vanno sprecate. Scendendo, raggiunta la valle lascio i miei amici per portarmi alla Piedra del Fraile dove incontro Piero e Manuela, con cui passerò il resto del periodo. Lo stesso pomeriggio saliamo i 1000m di dislivello che ci separano dall’accampamento avanzato di Piedra Negra. Gli auguri di buon anno ce li facciamo sull’orario italiano, ossia quattro ore prima, perché alla mezzanotte locale stiamo già dormendo alla grande. Per evitare di trovare altre cordate a rallentarci e perché la via prende il sole presto la sveglia è alle 2.30 del mattino. La nostra destinazione, il colouir Amy e la cresta Brenner alla Guillamet. Tra quelle tecniche si tratta di una delle vie più facili del massiccio, ma non và sottovalutata: non c’è nulla di veramente facile su queste montagne, ed è anche il loro bello dopotutto. Troviamo il colouir iniziale in ottime condizioni e con quattro tiri di neve e ghiaccio a max 70° in breve siamo alla forcella dove inizia la roccia. Qui come spesso succede tira vento e le temperature sono basse, permane del ghiaccio nelle fessure. Per non perdere tempo prezioso nei cambi di assetto continuiamo a scalare con i ramponi anche su roccia, non passeggiando, ci sono dei passaggi di 5 belli severi anche scalando in scarpette e magnesite.

Verso le 11 ci abbracciamo in vetta, è una giornata stupenda, di quelle che ripagano da sole un viaggio all’altro capo del mondo. Conosco bene la discesa perché è la sesta volta che scalo la Guillamet, una calata dopo l’altra torniamo al ghiacciaio e scesa l’infame pietraia che ci riporta alla tenda torniamo sul sentiero marcato. Un bel sospiro: non si può mai abbassare la guardia finché non si arriva al sentiero, e su alcuni tratti nemmeno su quello!

Nei giorni successivi in una breve finestra che poi tanto bella non si è rivelata saliamo il Mojon Rojo dalla Laguna Sucia. Il posto è stupendo: un balcone d’eccellenza sul versante NE del Fitz Roy e sui suoi travagliati ghiacciai. La salita è di stampo classico, dopo un pendio di neve una sezione di roccette porta a un tiro ripido sul 4° e al blocco sommitale. A difendere la vera cima (che solo una parte degli scalatori sale) c’è un boulder di sei metri inaspettatamente cazzuto! Nel frattempo Marcello è tornato dal trekking del Diablo: è andato molto bene e i suoi clienti sono entusiasti, del resto sono posti incredibilmente belli e isolati, dove si può ancora vivere l’atmosfera dipinta nella “Patagonia vieja” che narra la storia di pionieri come Andreas Madsen.

Arrampicando sul bel granito della Guillamet.

Tutti assieme decidiamo di provare il Cerro Electrico, dopo una notte al riparo della tenda nel solito posto il giorno dopo risaliamo le placche detritiche che portano al ghiacciaio con gli occhi bene aperti: di notte ha fatto almeno -10C° e ci sono colate di ghiaccio ovunque a ricoprire la roccia.

In cima abbiamo ancora la fortuna di godere di un panorama ammagliante, ma non ci attardiamo molto, fa veramente freddo.

Dopo qualche giorno di relax forzato in cui Piero e Manu colgono l’occasione di visitare il Perito Moreno ecco in arrivo l’ultima chances di scalare qualcosa.

Questa volta siamo in due cordate, Piero e io, Marcello e Clemente. Le temperature sono molto alte, prevedono copertura nuvolosa e un discreto vento. Accantonata l’idea di tentare la sorte sulla goulotte di Lorenzo Nadali “mastica e sputa” al cerro Pollone, decidiamo di scalare su roccia. Vista l’instabilità meteo si sceglie la via Austriaca alla S, una classica che conosciamo e che conta “solo” una dozzina di tiri fino al 5+. Per la notte la “cueva de los swisos” offre un’ottimo riparo, così lasciamo anche a casa la tenda, i presupposti serali sono ottimi, calma di vento e temperature sopra la media. Al mattino partiamo prima dell’alba, la neve comunque non ha rigelato e specie sul ripido pendio iniziale ci da del filo da torcere. Arrivati al primo terrazzino non vedo l’ora di togliere gli scarponi belli “impappati”. Fino al colle saliamo quattro tiri di pura goduria, la roccia è tiepida e asciutta, non c’è vento e siamo perfettamente in orario. Nei pressi del colle che permette di accedere al vasto versante della valle del Torre si sente dal sibilo del vento che la faccenda sarà ben più seria nella parte alta della via. Indossiamo tutto l’abbigliamento di cui disponiamo e arriviamo in cima con un vento costante veramente forte, di quelli che stordiscono. Unico vantaggio è che venendo da ovest è “a favore” e ci spinge letteralmente verso l’alto. Su alcuni passaggi ci abbassa il grado, sembra di pesare trenta chili. Sulle calate come immaginavamo non c’è sbagliare : le corde vanno ovunque come cobra inferociti. Mettiamo via subito una mezza e ci accontentiamo di piccole doppiette da puffi, dove con un po’ di fortuna riusciamo a recuperare la corda. A Marcello invece si incastra e deve fare dei numeri per recuperarla, li aspettiamo per sicurezza. In queste situazioni di meteo instabile essere in due team fidati in grado di aiutarsi l’un l’altro è un bella marcia in più in termini di margine di sicurezza. La stessa sera torniamo a El Chaltèn, caracollando dentro il Rancho Grande alle 11 di sera. Non è mai troppo tardi per una birra da litro a testa e una bistecca alla Tex Willer, l’ultima di quest’anno!

Marcello e Clemente sull’ultimo tiro della austriaca alla S.

 

Non so se mi leggeranno qui ma voglio ringraziare Stefano, Alessio, Andrea, Manuela e Piero. Scegliendomi per condividere assieme le avventure che queste stupende montagne sanno offrire, mi avete dato fiducia, permettendomi ancora una volta di vivere il sogno che coltivo fin dagli albori della mia professione di guida.

Per la stagione 2021 la nostra previsione è sempre di riservarci 15/20 giorni per guidare su scalate nel gruppo di El Chalten e lungo il trek del Diablo. Come periodo indicativamente partendo dopo natale. In seconda battuta proponiamo una spedizione a tutti gli effetti per provare a scalare il Volcan Lautaro: un montagnone gigante posto in mezzo allo Hielo Sur. Quest’ultimo forse a fine novembre, solo per chi ha le idee chiare!

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