Mountain GuideFrancesco Salvaterra

Sette anni di solitudine alla Punta Giradili, capolavoro verticale in terra Sarda.

Sette anni di Solitudine, Punta Giradili, Sardegna.
400m 6c+
Sabato 2 marzo 2024 con Alberto Bettoli.
L’ ennesimo weekend di brutto tempo sulle Alpi annienta il nostro progetto di scalare al monte Bianco.
Anche questo inverno il Supercolouir al Tacul si fa desiderare, occorre un alternativa.
La Sardegna mi rimarrà per sempre nel cuore e non è un caso se controllo il meteo su meteoblu. Sabato si prospetta una giornata perfetta, domenica un po’ meno ma accettabile.
Alberto arriva diretto da Bruxelles e io da casa, partenza venerdì alle 21 da Linate e rientro alle 19 di domenica da Olbia, perfetto!
Vogliamo fare una via di spessore, impegnativa, memorabile. Una king line che si rispetti non deve essere necessariamente dura di grado ma richiede alcuni ingredienti: prima di tutto, una parete estetica, verticale, continua e possibilmente in ambiente remoto.

Alberto sul memorabile diedro centrale.

La qualità della roccia per i miei gusti non è determinate ma aiuta, lo stile di apertura vuole dire molto e le vie le scegliamo anche e soprattutto in base agli apritori. Lorenzo Nadali per esempio è il mio riferimento di qualità per la Sardegna.
Le pareti con le caratteristiche giuste abbondano: Monte Santu, Monte Ginnircu, Punta Cusidore, Bruncu Nieddu, Punta Cugnaga, Punta Cocuttos, Punta S’Icopargiu, Donneneittu, Andau, punta Plumare, Oronnoro…Punta Giradili. Decidiamo per quest’ ultima, sicuramente una delle più famose a ragion veduta. Tra le tante vie, tutte belle, scegliamo Sette anni di solitudine. Manlio Motto e Micheal Piola sono due marchi di qualità mondiali e anche questa volta hanno fatto centro. Alle 8 e mezza di mattina siamo all’ovile d’Uspiggius, un posto magico dove alcune volte ho avuto il piacere di mangiare con i miei clienti alla tavola dei propietari Battista, Franco e Manuela.
Una volta durante Selvaggio Blu avevo mangiato (e bevuto) così tanto da vomitarmi addosso mentre dormivo nel piccolo pinnetto.
Probabilmente per l’odore altri due clienti avevano girato lo stomaco a terra, una scena divertente. Avevo una sola t-shirt per tutto il trekking, ma tanto dopo un giorno o due puzzavamo tutti. Bei tempi quando il Selvaggio Blu si faceva senza cambi di vestiti e comfort vari.
Alle nove attacchiamo, a metà del primo tiro arriva il sole e alle 15 arriviamo in vetta, prendendocela molto con calma.
Abbiamo scalato con una singola e un piccolo sacco da recupero, siamo partiti sicuramente con troppi vestiti anche perché al parcheggio il termometro misurava 4 gradi. Lungo la via siamo quasi sempre stati in maglietta, con una temperatura molto piacevole ma caldo e male ai piedi negli ultimi tiri. Giradili è decisamente una parete dove scalare in inverno. La primavera e autunno è meglio fare il primo tiro con il frontalino e andare spediti perché il sole batte senza pietà.
La chiodatura è ottima, a tratti lunga abbastanza da dare un po’ di pepe ma mai pericolosa. Il primo tiro ha un passo impegnativo al terzo fix (stare a sx) ma personalmente il tiro che mi ha impegnato maggiormente è stato il quinto, con una sequenza in placca molto tencnica sul finale. Tutti i tiri sono belli, alcuni strepitosi. In passato avevo ripetuto la Gullich e Mediterraneo, questa mi è piaciuta di più anche perché è molto varia. Prevale la placca ma non mancano i diedri strapiombanti e un tettino a zanche. Roccia delle migliori, aggressiva, con un arcobaleno di colorazioni.
In cima ci fermiamo più del solito in ammirazione. Mi sento un privilegiato, essere in un posto così bello dopo una salita perfetta…quasi mi vergogno di essere lì a fare il mio mestiere di guida, quasi.
Domenica: oggi per bilanciare, la corda la porterà in alto Alberto, un altro lusso.
Ci troviamo con Nicola Lanzetta ed Elisa, è da un po’ che non ci vediamo ed è sempre un gran piacere! Tra amici non conta se non ci si vede da anni, è tutto come lo si era lasciato.
Abbiamo i piedi piuttosto doloranti e nel primo pomeriggio prevedono pioggia, il che ci consiglia una via tranquilla.
Andiamo a monte Oddeu, nella quiete della valle dell’Oddeone. Compagni di viaggio è la nostra metà, una via semiplaisir fino al 6b. Semi perché la chiodatura pur essendo ragionata consiglia di non cadere, in vari punti ci si rimetterebbe quantomeno le caviglie. La via è un po’ discontinua ma alcuni tiri sono molto belli e l’ ambiente merita.
In cima comincia a piovere, perfetto per mettere un po’ di pepe sulla discesa da placche in stile lunghi coltelli ora scivolosi.
La mangiata in compagnia al rifugio Gorropu non ha storia. Maialetto alla brace e vino rosso, what else?!
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