Dolomiti di Brenta

Arrampicare nelle Dolomiti di Brenta.

Geomorfologia

Il Gruppo delle Dolomiti di Brenta, è l’unica isola di dolomia situata ad ovest del Fiume Adige, confina ad ovest con la Val Rendena, a nord con la Val di Sole, a est con la Valle di Non e l’Atopiano della Paganella ed a sud con le Giudicarie esteriori.
Rispetto a molti gruppi Dolomitici famosi, come il Sella, le Tre cime di Lavaredo o il Falzarego caratteristica dominante del Brenta è l’isolamento e la natura selvaggia. Scalando nelle Dolomiti di Brenta non vi capiterà mai di vedere schiere di moto sfrecciare sotto di voi o di incontrare molto affollamento, perché nessuna strada passa attraverso il cuore di queste montagne. Personalmente amo l’aspetto severo di questo gruppo, paragonabile ad alcune zone delle Dolomiti Agordine e delle pale di San Martino.

Il gruppo, lungo circa 40 km e largo 12 km, può essere a sua volta suddiviso in sottogruppi minori: a nord la catena della Sassara – Pietra Grande; dove troviamo molte pareti poco conosciute ma non meno meritevoli di un campanil basso. A est la Campa e il Croz dell’Altissimo; con la sua infinita parete sud, alta più di 1000 metri. A sud abbiamo il massiccio della Cima Tosa (la vetta più alta del gruppo, 3159m) che racchiude forse le vie più belle come la classicissima via delle guide al Crozzon. Abbiamo poi l’Ambiez, dove si trova la roccia più bella del gruppo e innumerevoli vie classiche e sportive e le cime di Ceda.
Al centro oltre agli Sfulmini, al Grosté e ai Massodi, si trova la mole di Cima Brenta con la sua caratteristica vedretta pensile, oramai sempre più piccola purtroppo. Qui troviamo le cime “icona”: il campanile Basso, l’Alto, il Castelletto e molte altre.

Il Gruppo di Brenta, caratterizzato da calcari di età norico-retica, è composto essenzialmente di dolomia (roccia sedimentaria formata da doppio carbonato di calcio e magnesio). Anche se in alcune zone non manca il calcare grigio, come quello della Marmolada, esempi sono le Tose o la cima d’Agola.

L’arrampicata

Nell’estate del 1864, escursionisti-esploratori inglesi, effettuano la traversata del Gruppo di Brenta da Molveno a Madonna di Campiglio, dando il via all’esplorazione alpinistica delle Dolomiti. Ricordiamo in particolare John Ball, Douglas William Freshfield e Francis Fox Tuckett. Da allora con l’alpinismo esplorativo prima e sportivo poi, gli itinerari tracciati sono innumerevoli.
Dalle vie normali alle vie estreme di arrampicata sportiva le Dolomiti di Brenta conservano un patrimonio storico alpinistico incredibile, in grado di regalare forti emozioni. Mettere le mani sulle linee estremamente estetiche ideate da grandi alpinisti del passato come Detassis, Graffer, Castiglioni, Maestri, Aste ecc può regalare una giornata difficile da dimenticare.


Seguono alcuni itinerari emblematici che vi propongo:

CASTELLETTO INFERIORE

Il Catelletto inferiore è una delle montagne più apprezzate e frequentate nelle Dolomiti di Brenta. L’accesso relativamente comodo, la soleggiata parete e la vicinanza al rifugio Tuckett ne hanno fatto da sempre la scuola di arrampicata per generazioni di alpinisti dolomitici.

Via normale da sud 270m 2°/3°
Si tratta di una bella ascensione su ottima roccia, dalle difficoltà piuttosto contenute e pertanto perfetta per chi si approccia per la prima volta (o comunque per chi ha poca esperienza) all’arrampicata su una via di più tiri in ambiente dolomitico. Può essere affrontata anche da chi non ha mai arrampicato, ma meglio non soffrire di vertigini!

Qui potete vedere un bellissimo video della scalata interpretato dalla poetessa Antonia Pozzi con la guida Pio Ferrari.

Spigolo Gasperi / Via Sybilla al Castelletto di Mezzo 4+°
Entrambe grandi classiche, le difficoltà cominciano a farsi sentire, la verticalità aumenta e il grado si attesta sul 3+ con passi fino al 4+. Vie comunque adatte a principianti o/e all’insegnamento delle tecniche di cordata.

Programma
Ritrovo con la guida alla stazione della funivia del Grostè, Madonna di Campiglio. Saliti con gli impianti alla piana del Grostè si imbocca il sentiero N.316 che in circa 45 minuti, passando sotto le ripide e bellissime pareti occidentali del Castello di Vallesinella, porta al rifugio Tuckett.
Nonostante l’accesso non sia dei più impegnativi ci si trova nel cuore del Brenta e l’ambiente è isolato e stupendo. Dopo un’immancabile pausa caffè al rifugio ci si porta in pochi minuti ai piedi della parete, pronti a intraprendere la scalata. Un tiro di corda dopo l’altro si raggiunge la cima e ci sarà pure la possibilità di fare pratica con la tecnica di discesa in corda doppia, scendendo sul versante opposto (N). Tornati con i piedi per terra invece di tornare verso gli impianti di risalita si scende al rifugio Casinei e a Vallesinella, completando così un bel giro ad anello. Da qui con comodi bus-shuttle si ritorna a prendere l’auto.
Nota La scalata al Castelletto è molto indicata anche nei mesi di giugno e settembre/ottobre.

Tariffa
300€ con una persona

170€ con due persone

CORNA ROSSA

La corna rossa è un insieme di torri di ottima Dolomia che si staccano dai prati rocciosi della piana del Grostè per precipitare a sud con numerose pareti, generalmente non troppo alte, ideali per una mezza giornata di arrampicata. Potrebbe essere paragonata alle cinque torri del Brenta.
Vi si trovano sia vie classiche che vie sportive, tra le quali spiccano:

  • Nella Detassis al torrione SAT 200m 4+/5- delle “due Detassis” questa è la più facile, classicissima abbastanza facile e divertente su ottima roccia.
  • Detassis Vidi 260m 5 La via più frequentata della corna rossa, molto esposta, capolavoro che segue fedelmente l’esposto spigolo Sud Est della Cima principale.
  • Andreotti Casiraghi al torrione SAT 260m 5+, 6 Via poco conosciuta e parecchio impegnativa, una chicca per intenditori.
  • Quinto e Lina 220m 6a+ divertente via sportiva su ottima roccia
  • Zordano 250m 6c+ via sportiva ben attrezzata che sale al centro la parete più alta della Corna Rossa.

L’accesso comodo tramite gli impianti di risalita del Grostè è strategico per godere senza troppo sforzo di queste vie, l’accesso non comporta più di 30 minuti a piedi e il rientro ancora meno.

CAMPANIL BASSO

Perlomeno per quanto riguarda i campanilisti alpinisti trentini si è sempre chiesto a un novello scalatore: “ma te ai fat el bas?” Se la risposta era no si era ben poco considerati dall’interlocutore.

Questo solo per dare un’ idea di quanto sia importante “Il Basso” nell’ambiente degli arrampicatori Trentini, una vera e propria “icona” che negli anni ha guadagnato la fama di una delle montagne più belle al mondo.

Queste le principali ragioni per sognare (e poi provare) a scalare questa cima:

  1. L’aurea di storia di alpinismo che si respira ad ogni appiglio che si afferra, ad ogni chiodo che si incontra. Ricordando che quando è stato salito la prima volta i chiodi come li conosciamo noi non esistevano ancora.
  2. Il panorama mozzafiato: dopo una partenza all’ombra di una gola angusta e un pò orrida il sole fa capolino scaldando le dita intirizzite sul tiro più difficile, la parete Pooli, e poco dopo si apre l’orizzonte sulla valle e il lago di Molveno. La natura serpeggiante dell’itinerario ci porta poi a circumnavigare la parete nord lungo lo stradone provinciale e la vista si fà più severa, sul Crozzon di Brenta e la Tosa. Dalla cima si vede tutto.
  3. Non si fa la coda: rispetto a tante altre belle vie su guglie famose (Torri del Vajolet, Campanile di Val Montanaia, Tre Cime di Lavaredo ecc) questa si trova su una montagna piuttosto remota e non facile da raggiungere. Le 4 ore di avvicinamento da valle e 1,30 h dal rifugio scremano parecchi scalatori poco motivati e questo permette di godersi la montagna in santa pace, specialmente in primavera o nelle nitide giornate autunnali.

 

Tariffa

360 € con una persona
200€ con due persone

Il programma prevede di raggiungere il rifugio Brentei o Pedrotti la sera precedente alla scalata, per poi alzarsi all’alba e in breve raggiungere i piedi del campanile, effettuare la scalata e scendere a valle.

Alcune immancabili perle di questa montagna:

  • via Normale 270m 4+ Solamente su questa singola via si può trovare un incredibile concentrato di storia e vicende che culminano con la prima assoluta alla vetta di Otto Ampferer e Karl Berger. Potete trovare un ottimo racconto e relazione a questo link: http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/campanilebasso/campanilebasso.htm
  • Diedro Fermhann 350m 5 “Al Campanile Basso, prima dell’intervento dei mezzi artificiali, come l’uso del chiodo nel 1908, Rudolf Ferhmann e Oliver Perry Smith realizzano una delle piu grandi imprese della loro epoca, superando il geometrico e splendido diedro che caratterizza la parete sudovest. Ancora oggi, ripetendo questa via, si resta stupiti della linearità del tracciato, simile ad una retta che dalla base si proietta in alto sullo spallone senza nessuna deviazione, offrendo difficoltà costanti di IV e IV+ sfiorando in alcuni momenti anche il V grado. Una lezione di stile “pulito” per ogni epoca, valida anche per quella attuale.” (Gian Carlo Grassi, 90 scalate su guglie e monoliti)
  • Normale+ Preuss 250m 5 “Tre anni più tardi dalla prima salita del diedro Ferhmann, il 29 luglio 1911, il campanile Basso, forse proprio per la sua arditezza di forme, capace di esaltare gli spiriti romantici, è ancora l’arena di un’altra impresa ai limiti del leggendario: Paul Preuss compie la prima ascensione della parete est. Procede solo, slegato e senza chiodi, su difficoltà continue di V grado. La notizia di questa scalata fa enorme scalpore sino a destare l’incredulità di molti. Solo dopo una ventina di anni, e dopo alcuni tentativi terminati tragicamente, la sua via fu ripetuta. Una salita che ancora oggi benché addomesticata dai numerosi chiodi, conserva un sapore sovratemporale.” (Gian Carlo Grassi, 90 scalate su guglie e monoliti).
  • Spallone Graffer 380m 5+/6 Grande classica che supera fedelmente lo spigolo SO su terreno spesso molto verticale, incredibile pensare che sia stata aperta con soli 12 chiodi considerato che ora   saranno almeno 80. Una via con difficoltà continue e roccia ottima, da non sottovalutare.
  • Stenico Navasa 380m 7/A2 Delle vie classiche la più dura del Basso, poco ripetuta e severa, scalata di gran classe riservata ad alpinisti molto preparati.

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